L’ombra degli improvvisatori

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La premessa di questo progetto parte dall’immagine di una statuetta votiva etrusca del III secolo A.C., denominata L’ombra della sera da Gabriele D’Annunzio.
Sono sempre rimasto affascinato da questa opera così antica e misteriosa, ma anche così contemporanea. Molti gli elementi di curiosità a riguardo: intanto L’ombra della sera è qualcosa che ha a che fare con la terra dei miei antenati, verso i quali nutro affetto e ammirazione.
Seconda di poi è ovvio che la deformazione del corpo evidentemente allungato non deriva dall’incapacità dell’autore di rappresentare la realtà apparente, ma è un’interpretazione personale della realtàper questo ancora più vera.
Ultimo elemento (e decisivo) è proprio il nome che D’Annunzio ha dato alla statuetta: L’ombra della sera. Quando è sera e il sole è basso, le ombre si allungano e la superficie dell’ombra è maggiore del corpo illuminato. L’ombra dell’attore quindi è più grande dell’attore in luce e osservando l’ombra notiamo che se i contorni sono distinguibili chiaramente, l’interno dell’ombra è solo un’omogenea zona di colore grigio/nero.

Con questo percorso vogliamo spostare il punto di osservazione dall’attore illuminato alla sua parte buia, quella parte al cui interno albergano tutte le pulsioni inespresse: sogni, desideri, passioni, ma anche paure, blocchi, ossessioni.
In una long form quest’ombra deve emergere , in modo che le storie non siano solo delle trame orizzontali (una mera catena di eventi palesi), ma anche abissi da esplorare in tutti i personaggi che le popolano.

Daniele Marcori

 

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